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L'amore nel rifugio di montagna

Il Fiordo della Passione: parte 2

Un temporale di fine primavera, li sorprende sugli altipiani norvegesi. La baita diventa il loro rifugio d'amore.

Baita di montagna
Foto: Pixabay.com.
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Dopo la notte d'amore
Per i sentieri norvegesi
Temporale di montagna

La tiene stretta a sé nel letto matrimoniale della camera d'albergo al secondo piano, riscaldati dalla coperta e dal loro amore.

Un amore nato nel fiordo senza preamboli, esploso in un solo giorno. L'amore è così, non ha bisogno di avvisare, di essere preceduto da annunci. Lui giunge e basta. In questo caso a bordo di un battello postale, carico di turisti portati dalla primavera.

Si lascia abbracciare, aderisce con la schiena e tutto il corpo a lui perché la tenga stretta stretta. La nudità accentua l'adesione dei loro corpi. Il tepore che emanano rende la coperta superflua, poco più che un lenzuolo.

Lui accarezza i suoi capelli biondi e lunghi. Scopre l'orecchio, bacia la guancia e sussurra parole. Sorridono. Lei si stringe ancor di più a lui. Si gira per lasciarsi baciare. La notte d'amore non è terminata qui.

Dopo la notte d'amore

Al mattino, molto presto, si sveglia di soprassalto. Sono quasi le sei. Deve andare via da lì. Se qualcuno la scopre per lei è la fine. In fretta si alza e si riveste, aiutata da lui che intanto si è svegliato avvertendo la sua mancanza.

In breve tempo è già fuori la camera. Sicuramente in reception c'è già il collega del turno di mattina. L'unica sua speranza è la scala d'emergenza.

Si salutano con un lungo bacio. Lei gli lascia il numero di cellulare.

Apre piano la porta. Nessuno nel corridoio. Esce e raggiunge le scale al centro del piano. Meglio accedere alla scala antincendio dal primo piano per dare meno nell'occhio. Le scale sono ancora deserte e anche il corridoio del primo piano. Con passo silenzioso raggiunge fulminea la porta della scala d'emergenza. Rapidamente gli scarponi battono sui gradini metallici della scala.

È giù. S'infila nello stretto viottolo opposto alla direzione di casa. Da lì, per altri vicoli più discreti, riprenderà la strada di casa.

* * * *

Disteso sul letto non dorme più. Ha il cuore che brucia. Gli manca una parte di sé. Guarda il soffitto della camera e come al cinema, vede scorrere le scene del viaggio: ripercorre l'incontro in albergo, l'appuntamento in piazza, la cena nel ristorante. Sofferma a lungo lo sguardo sull'immagine della passerella e del primo bacio. Se potesse essere ancora lì... Se potesse rivivere quella notte. Che notte d'amore. Mai in vita sua ha provato sentimenti così forti per una donna. Pensa addirittura che forse sia la prima volta che davvero si innamora di una donna.

Il fuoco arde sulle pendici della collina, per segnalare alle antiche navi Sami le sponde del villaggio. Lo stesso fuoco arde nel suo stomaco, perenne, alimentato dai suoi occhi, dalle labbra e da quel seno...

Non ne può più, vuole rivederla subito. Sono appena passati 20 minuti e non può farne a meno. Prende il cellulare.

* * * *

Ancora per strada è quasi arrivata nella casa di famiglia. Il cellulare vibra. Spera sia lui a chiamarla: "Hallo!"

"Ciao..."

"Ciao..."

Il silenzio dell'amore, del ricordo d'una notte di passione, distanzia il loro saluto dalle successive parole.

"Avevo bisogno di sentirti. Già mi manca il tuo profumo."

"Come sei poetico..."

"...È vero. Non scherzo. Mi manchi tantissimo." Interrompe lui.

"A che ora possiamo rivederci?"

"Oggi non è possibile. Dopo il lavoro sono impegnata in famiglia."

"Neanche per un'ora? Ci vediamo in piazza o sulla passerella..."

"Mi dispiace.... Però domani è il mio giorno libero. Potremmo andare tutto il giorno in montagna... Se ti va."

"Uau! Non vedo l'ora arrivi domani. Quando partiamo?"

"Presto. Molto presto."

"Ti amo..." Confessa lui.

Lei resta in silenzio intimidita da quella dichiarazione così spontanea. Ma in realtà è lo stesso sentimento che ormai prova anche lei. Solo è più restia a esplicitarlo.

Gli invia un bacio telefonico. "A domani. Ci vediamo presso l'ingresso ai sentieri sopra il fiordo."

"Va bene. A domani allora. Ciao."

Per i sentieri norvegesi

Sul sentiero che conduce verso l'altopiano, la neve ha lasciato il posto all'erba norvegese da non molto tempo.

Sono partiti presto. Alle 6 già in marcia, la strada è lunga e seppure non difficile, ci vorranno quattro ore di cammino per raggiungere la meta.

Camminano uno accanto all'altro fino a che il sentiero lo permette, poi in fila indiana. Conduce lei. Conosce questi posti alla perfezione. D'estate sono numerosi i piccoli gruppi che richiedono la sua guida.

Oggi niente lavoro alla reception è il giorno libero. E questo permetterà ai due innamorati di vivere un'intera giornata insieme. Questa possibilità li eccita. Vorrebbero fare mille cose insieme. Visitare ogni luogo in quelle 24 ore. Fare tante volte l'amore.

Si fermano pochi minuti per riposare. Hanno sete, ma sete di baci prima che di acqua. E solo dopo essersi abbeverati alla sorgente delle labbra, idratano il corpo con acqua.

Non smette mai di guardarla. La sua timidezza si trasforma in leggero sorriso. Le guance diventano rosse. Lui l'abbraccia e la tiene stretta a sé.

Riprendono il cammino verso l'altipiano, dove giungono verso le undici.

Una enorme distesa di fili d'erba, punteggiata di bianco, di giallo e altri colori floreali. Qua e là piccoli ruscelletti trasportano l'acqua dei ghiacciai verso il mare. E in lontananza, con l'aiuto del binocolo, lei gli fa notare il grande ghiacciaio piantato lungo le pareti dei monti. Quei monti che svettano oltre l'altopiano, e fanno da muraglione protettivo all'immensa distesa di vita. Piccoli animali scompaiono nell'erba alla loro vista, rintanandosi nelle buche sotterranee.

A poca distanza dal sentiero c'è il rifugio. Una struttura in tronchi di legno. Sono i primi probabilmente ad arrivare sul posto dopo il lungo inverno. La struttura è in ordine, il gelido inverno ha conservato intatta ogni cosa ricoprendola di neve. Metri e metri di neve che farebbero apparire l'altipiano meno profondo di quello che è se visto dall'alto.

L'interno è spartano. Sui lati opposti due letti a castello, su un lato, accanto alla finestra, la stufa a legna. C'è anche della legna già pronta e dei fiammiferi per accendere il fuoco.

È un rifugio d'emergenza. Gli racconta, che durante la seconda guerra mondiale qui hanno coabitato, per lunghi mesi, tre piloti tedeschi e due inglesi. Gli equipaggi si erano scontrati e abbattuti a vicenda sopra i cieli norvegesi. I tedeschi per conquistare la Norvegia e gl'inglesi per difenderla. Nacque tra loro un'amicizia, raccontata nel film 'Into The White'.

Il rifugio ha più di 100 anni, eppure è mantenuto benissimo grazie ai 'Guardiani del Fiordo'.

"E poi come è finita la storia dei piloti?" Chiede lui curioso.

"Sono stati catturati dai soldati norvegesi — con una punta d'orgoglio nella voce —; i tedeschi portati in campo di prigionia, mentre gli inglesi sono tornati a volare."

"Che storia. Affascinante... Ma tu, lo sei di più."

La prende tra le braccia e la bacia.

* * * *

Poggiati sopra le traverse del tetto, alcune paia di antichi sci. Le pareti sono tappezzate di dediche incise nel legno. Coppie soprattutto. Tanti cuori con nomi di amori norvegesi incisi con la data. Sorridono e pensano al loro amore, appena sbocciato con i primi fiori della stagione del risveglio.

Mangiano all'esterno seduti al tavolo della veranda. Una piccola veranda, alla quale si accede salendo due gradini di roccia levigata, creata per impedire l'accumulo di neve proprio davanti la porta d'ingresso. O meglio, davanti la doppia porta d'ingresso. Separate da un metro di disimpegno dove dei ganci arrugginiti accoglievano i pesanti giubbotti d'un tempo.

Temporale di montagna

Passeggiano lungo un piccolo sentiero nascosto dal rifugio. Mano nella mano per i sentieri norvegesi. Nel silenzio dell'altipiano, rotto solo da alcune frasi.

Desiderano stare insieme, desiderano ripetere l'unione dei corpi del giorno precedente. Hanno intenzione di scendere presto e di amarsi. Ma in montagna il tempo può variare improvvisamente e loro non si sono accorti che il sole ha lasciato il posto a grigi nuvoloni di metà primavera. Le prime gocce d'acqua bagnano le teste intente a baciarsi. Gocce sempre più intense. Corrono verso il rifugio, un lampo attraversa la pianura verde seguito da un boato.

La pioggia è già battente quando prendono gli zaini dalla veranda e chiudono la doppia porta. Giusto in tempo. Violenti lampi seguono il primo di poco fa, accompagnati da boati fortissimi. Squarciano il silenzio del pianoro. La pioggia scende abbondante.

Un po' bagnati, ma felici d'essere insieme. La pioggia porta con se un improvviso freddo e loro sono zuppi d'acqua. Accendono il fuoco per riscaldarsi: hanno i panni bagnati e nessun altro ricambio. Tolgono tutto e poggiano i vestiti sulle sedie accanto la stufa.

Dagli zaini prendono gli asciugamani per tamponare i capelli. Nudi. Con solo la biancheria intima a coprirli. Sorridono. Sono divertiti dall'imprevisto e anche eccitati. I loro sguardi sono pieni di passione. Si avvicinano. La prende, la bacia forte. Si poggiano a una delle travi che, al centro del rifugio, sostiene la struttura sopra le loro teste.

Sono baci convulsi. Si prendono, si stringono. Si posseggono. Sfilano via gli slip. Poggiata con la schiena alla trave, lei si aggrappa con le gambe al suo bacino.

"Ah! Ah! Ah!"

Le penetrazioni sono possenti.

Un lampo e poi un tuono, vibra nei loro corpi uniti. L'inverno è finito, la natura si riappropria dei suoi spazi, tutto rinverdisce. Rinasce la vita, rinascono gli amori, i primi amori di primavera.

Il rifugio è spettatore della rinascita.

Stendono le asciugamani a terra accanto al calore della stufa. Lui in ginocchio, lei tra le sue braccia sostenuta per la schiena. Si dimena sopra di lui, tenera e tenace come il legno della baita che li accoglie. Resistente.

Toglie il reggiseno. Un panorama da mozzare il fiato. Rivede la macchiolina scura sopra il capezzolo: quanto gli è mancata.

Morde ora. E per mordere meglio poggia il suo corpo nudo sul pavimento. Si appropria dei seni, li fa suoi. Lei ride perché gli fa il solletico. La penetra di sorpresa e il sorriso si rompe in gola. Apre la bocca, la chiude e poi ancora: segue il ritmo delle penetrazioni.

Finalmente esce dall'apnea: "...Ah! Ah! Sì! Ti amo!" Lo dice, l'ha detto nel momento più bello: lo ama.

Penetra vigorosamente.

Non si curano del temporale di montagna. Il loro amore è più intenso.

Stringono le gambe e spingono intrecciate dietro i glutei di lui. Lo vuole. Quanto lo vuole.

Il giorno precedente ha desiderato tanto che gli stesse dentro e il lavoro non l'ha permesso. Ora nulla può separarli, nulla può impedire il loro amplesso.

Penetra. Penetra. Penetra.

Lui ansima. Lei boccheggia, guarda verso il cielo e ringrazia di quella tempesta.

"Ah! Ah! Ah!"

È stretto tra le sue gambe. S'insinua come le acque dei ruscelli, negl'improvvisi cunicoli sotterranei lungo il cammino di discesa a valle. Scivola l'acqua, leggera, tra un cunicolo e l'altro.

Non si sentono più i tuoni, solo le voci d'amore nel rifugio di montagna.

Non dimentica i seni che tanto ama. Quando rallenta il ritmo, ha il tempo di baciarli e succhiarne il nettare dai capezzoli. In particolare il capezzolo preferito.

Baci frenetici accompagnano l'amplesso, confortati dal calore del legno arso. Fiammate improvvise si levano dalla stufa. Fiammate improvvise allietano le intimità fuse dal calore della passione.

Il pavimento in legno scricchiola e si assesta dopo il rigido inverno. I loro corpi caldi elasticizzano le assi che si flettono debolmente.

L'italiano non può più contenere il suo amore per la norvegese. Deve donarlo, al calore della stufa, sull'altipiano scandinavo, nella baita sotto un temporale scrosciante.

Un tuono copre l'acuto godimento di lui, mentre la pioggia cade di nuovo copiosa a bagnare il tetto e le finestre. Lei si lascia bagnare dalla pioggia del suo amato. Accoglie il suo dono d'amore. Lo stringe a sé, mentre le assi non cessano di scricchiolare pressate dalle spinte della passione.

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