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Ho voglia di trombarti

Lettera di un operaio trasfertista alla propria moglie, eccitato e arrapato, pochi giorni prima di tornare a casa.

Ho voglia di trombarti senza pietà, senza lasciarti respirare.

Ho voglia di farti godere fino allo spasimo.

Seppure m'implorassi pietà: "Basta, non voglio godere oltre", io continuerei e continuerei ancora.

Andrei oltre il piacere, oltre l'orgasmo. Continuerei anche dopo essere venuto dentro di te con il mio seme caldo.

Andrei avanti senza pietà. So che a te piacerebbe, che tu mi terresti a te attaccandoti al mio bacino con le tue mani.

Mi guarderesti negli occhi e mi diresti:

"Fammi godere oltre le mie possibilità fisiche."

Ti farei toccare il piacere del sesso, puro.

Grideremmo senza pudore alcuno, tra lo sconcerto dei vicini di casa.

Farei sentire a tutti quando sto per venire e venire dentro di te, urlando a squarcia gola:

"Sborro! Sborro! Sborro! Ti sto venendo dentro!"

Tu m'inciteresti a inondarti di sperma a irrorarti tutta come gl'idranti immezzo ai campi di grano.

Penetrazione dopo penetrazione, spruzzo dopo spruzzo, ti cederei il mio carico di eccitazione pulsante.

E dopo essere venuto dentro di te, emetterei ancora delle urla. Sarebbero urla di liberazione, d'appagamento.

T'esprimerei così quanto mi è piaciuto possederti, e tu, mi diresti:

"Riprendiamo presto, ho sete ancora."

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